// by ANPI Brescia
sui monti di Clibbio assieme ad altri renitenti, iniziando così la sua vita da partigiano. Costretto a consegnarsi ai Carabinieri dopo le continue e pressanti intimidazioni ai suoi familiari, inizia il suo lungo periodo di prigionia: prima a Brescia, poi a Verona ed infine deportato in un campo di concentramento in Germania, nella Foresta Nera. Lottando contro le fatiche e la fame, non perde mai la speranza e nel luglio del 1944 riesce a tornare in Italia, fingendosi interessato ad arruolarsi nella Monterosa. Alla prima occasione però fugge tra i monti liguri, unendosi ai partigiani garibaldini dove gli viene assegnato il nome di battaglia che ancora oggi lo accompagna: “soave”, in ricordo del paese natale della madre del suo
comandante. Non ancora diciannovenne, il giovane Mario, perseguendo il suo ideale di libertà e di giustizia, prende quindi parte a numerosi azioni militari e di sabotaggio, per liberare il nord Italia dall’occupazione nazifascista. Dopo un lungo e faticoso viaggio, riesce a tornare nella nostra Vobarno. Poerza, Gardoncello e Monte Cingolo erano diventate la sua casa. Sua e quella di tutta la 122esima brigata Garibaldi. Ed è proprio qui che vive la tanto agognata fine della guerra e la liberazione che oggi festeggiamo.Sede operativa:
viale Bornata, Borgo Wuhrer, 55 – 25123 Brescia
