Il dibattito sulla statua “L’era fascista”, passato in secondo piano dopo la sconfitta elettorale dell’ex sindaco Adriano Paroli e l’insediamento dell’amministrazione Del Bono, sembra riprendere quota.
Quel ragazzone incarna l’ideale della bellezza giovanile, è il kouros ellenico già traslato in scultura da Policleto, Michelangelo, Donatello e tanti altri. Disgraziatamente è stato assimilato ai valori fascisti il giorno d’inaugurazione della piazza. Le dirò: trovo molto più diseducativo il bassorilievo con incisa la storia di Brescia: in una scena c’è il saluto romano.
Daverio preferisce tuttavia non esprimersi sul merito del contendere (“dopo il referendum, chiamatemi pure e dirò che penso della statua”):
dovete scatenare il dibattito pubblico: il referendum, che peraltro costa zero, nemmeno un centesimo, sarebbe un’opportunità di comunicazione folgorante, con un’eco straordinaria. Ne parlerebbero tutti. In Italia e altrove. Brescia sulle prime pagine dei quotidiani internazionali, ci pensa?
Via Musei, anzitutto. Magnifica. Il Capitolium, Santa Giulia, la chiesa di Santa Maria della carità. La Loggia, pure. Lo scorso lunedì, alla vernice della mostra di Fausto Manara, ho ammirato il salone Vanvitelliano. Dovreste mostrarlo ai turisti. E tessere un rapporto dialettico tra piazza Loggia e piazza Vittoria. Insomma, fatevi una domanda:
Oltre che la città del tondino Brescia vuole essere la città del turismo? Direi di si.